Conversazioni, Irene Gianeselli, Polytropon

Irena Sophia: We all come to our perfect storm

Irena Sophia disegna da sempre: «Quando avevo tre anni ho capito che questa sarebbe stata la mia vita. Sono laureata in pittura all’Accademia delle Belle Arti di Zagabria ma ho anche frequentato la Scuola Superiore di Arti Applicate». Il suo immaginario è perturbante, fondato su elementi essenziali ma potenti tra tradizione e intimo rapporto con la natura.

Qual è stato il primo autore che ti ha ispirato e perché?

I fumetti, prima di tutto. Da bambina ero dislessica e non riuscivo a imparare a leggere. Così mio padre mi regalò dei fumetti per convincermi a non smettere di leggere. Il mio preferito era il Principe Valiant di Hal Foster. Si può dire che questo è stato il primo artista che mi ha ispirato tanto da farmi amare tutte le sue avventure e così ho imparato a leggere. Più tardi, alle scuole superiori, quando ho iniziato i miei studi artistici, arrivarono le pitture paleolitiche rupestri come quelle delle grotte Lescaux e Altamira. Ne fui completamente affascinata. Ogni cosa è disegnata con un occhio interiore: osservata, memorizzata e disegnata profondamente dentro la terra con materiali semplicissimi, come un poco di terra colorata. Questi artisti avevano una padronanza della linea quando disegnavano che non ha eguali e non hanno disegnato sulla superficie piana perfetta di un cartone o di un muro di oggi. Disegnavano la vita e si sente.

Qual è stato il tuo primo disegno, puoi raccontarcelo?

Disegno da quando ho ricordi. Mi è sempre piaciuto moltissimo. Da bambina ricordo la gioia di condividere il riempire un foglio con il movimento di una matita. Quale fosse il soggetto non era così importante. Poteva essere qualsiasi cosa che veniva dalla mia immaginazione. Mi sono sempre sentita completamente libera mentre disegnavo.

Come progetti il tuo lavoro?

Disegno molto sui miei quaderni, qualcosa come un diario visivo inconscio. Di solito ci sono alcuni temi che mi interessano, come ad esempio i sogni o l’ibernazione, quindi riempio il mio quaderno di schizzi molto veloci. Poi, ne seleziono alcuni per disegnare in modo più elaborato, quindi da questo scelgo cosa sviluppare nell’immagine finale.

Quanto è ispirante per te il paesaggio della tua terra?

Adoro camminare nella natura. Ovunque io sia, provo ad avere questa connessione. Vado regolarmente a fare lunghe passeggiate nei boschi vicino a Zagabria. A volte porto una macchina fotografica e adoro scattare una foto. Adoro scoprire. Osservare da un’angolazione diversa. In questo senso il paesaggio è magico per me.

C’è un rapporto molto forte con la Natura nel tuo lavoro.

Sento fortemente di far parte della natura. Sì, vivo questa vita protetta in una città dove tutto è a mia disposizione. Ma sento ancora di far parte della natura. Sono fortunata a vivere in una casa vicino alla riserva naturale, visitata da molti piccoli animali e da uccelli. La vista dalla mia terrazza è su questo bosco, quindi seguo direttamente il cambio di stagione, il tempo, la pioggia, il vento, il sole. Tutto questo è molto interessante da osservare. Quindi uso gli elementi della natura nei miei disegni.

Qual è il rapporto che hai con le immagini della tradizione croata?

Ho un crescente interesse per la mitologia comparata. È molto interessante leggere tutte quelle storie che sono comuni al genere umano. E così confrontare il pantheon greco, nordico e slavo. Simili ma diversi. Anche la ricerca dell’eroe cambia da uomo a donna. Ma soprattutto è interessante come questo si manifesta nell’arte. È affascinante perché abbiamo sempre creato artefatti che sono espressione di temi che ci interessano.

I tuoi protagonisti sembrano emergere dal sogno, sono delicati. Quando hai scelto in particolare queste donne?

In qualche modo sono loro a scegliermi. Mi sono sentita obbligata a disegnare una storia su una donna diversa. Come se questa storia mi fosse stata data e avesse bisogno di essere raccontata. Quindi appena ho iniziato a disegnare  sono apparsi. Essere profondamente gentili richiede un’enorme forza. Nel mondo di oggi specialmente. Accettare la vulnerabilità, essere solo quello che sei. Essere leggeri ma profondi. Essere gentile ma selvaggio. Accontentarsi del silenzio. Perché a volte il silenzio è abbastanza. Per non aver paura della vita. Avere compassione è avere forza. Per creare il tuo sogno e curarlo molto delicatamente, per non mollare mai. Richiede coraggio. Non c’è bisogno di essere rumorosi, di essere aggressivamente presenti. Non è richiesto alcun display. Basta essere.

I tuoi lavori raccontano spesso metamorfosi e mostrano l’interiorità dei tuoi personaggi.

Sì, è un’osservazione molto precisa. Per manifestare il tuo mondo interiore. Per me dentro di noi è come se ci fosse un oceano, e l’oceano di ciascuno di noi è leggermente diverso da quello di un altro. Ed è vivo, in continua evoluzione, attraversiamo così tante cose nella nostra vita. Questo viaggio che facciamo ci cambia. Non dipende dal fatto che possa piacerci o no. Arriviamo ad un certo crocevia della vita che richiede quella trasformazione interiore. Come se tutto ciò che abbiamo vissuto fino a quel momento fosse stato vissuto su un palcoscenico, eravamo crisalidi. E molto volte non abbiamo compreso questo processo. Perché arriva con una crisi, dolore e paura. Andiamo tutti verso la nostra tempesta perfetta. Quindi per me si tratta di essere aperti a questo cambiamento. Come siamo diventati noi stessi. Qual è quel nucleo interiore che scopriamo di avere. Cosa dobbiamo fare per accedervi.

Irena Sophia has always drawn: «I knew when I was three years old that this would be my life. I have a degree in painting from Academy of Fine Arts here in Zagreb. I also attended the Higher School of Applied Art». Her vision is evocative, based on essential but powerful elements, combined with tradition and an intimate relationship with Nature.

Who was the first painter who inspired you? Why?

First there where comics, I was dyslexic as a child and I could not learn how to read. So my father gave me comics magazines to entice me not to give up on reading. My favorite was Prince Valiant by Hal Foster. So you can say this was the first artist who inspired me in a way that I loved all these adventures and learned how to read. Later, during the High School when I started my formal art education, I discovered the Paleolithic cave paintings like Lascaux and Altamira. It fascinated me completely. Everything there is drawn from the inner eye. Observed, memorized and draw deep inside the earth with minimal materials, like little bit of colored earth. Mastery of line they have when they draw is unparalleled. And they did not draw on a perfect flat surfaces of a paper or a wall like we have today. They draw life and it is felt.

What was your first drawing? Would you tell us about it?

I draw as long as I remember. I always enjoyed it tremendously. As a child I remember share joy of filling a paper with movement of a pencil. Subject matter was not that important. It could have been anything from my imagination. I always felt completely free when I was drawing.

How do you work on a project?

I draw a lot in my notebooks, something like unconscious visual diary. There are usually some themes that interests me, like for example dreams, or hibernation, so I fill my notebook with very quick sketches. Then latter I select some to draw more elaborate, then from this I chose what to develop into the final image.

How does your landscape inspire you?

I love walking in nature. Wherever I am, I try to have this connection. I regularly go on a long walks into the woods near Zagreb. Sometimes I carry a camera, and I love to take a photos. I love to discover. To observe from a different angle. In that regard landscape is magical to me.

There is a strong relationship with Nature in your images.

I strongly feel I am a part of the Nature. Yes, I live this sheltered life in a city, where everything is available to me. But I still feel it. I am lucky to live in a house near nature preserve, visited by lots of small animals and birds. The view from my terrace is to this woods, so it directly follows changing of the season, weather, rain, wind, sun. It is very interesting to observe. So I use elements form this in my drawings.

What is your relationship with the traditional images of your land?

I have ongoing interest in comparative mythology. It is very interesting to read all those stories that are common to the human kind. Like for example comparing greek, nordic and slavic pantheon. Similar yet different. And also similar but different is the quest of the heroes, it changes from man to woman. But most of all, I care about how this is present in the art. It is fascinating because we always created artifacts that are expression of themes that occupy us.

Your protagonists are delicate and dreamy. When and why did you choose these women?

Somehow they choose me. I felt compelled to draw a story about a different woman. Like this story was given to me and needed to be told. So I just started to draw and they appeared. To be throughly gentle requires tremendous strength. In today world specially. To accept vulnerability , to just be who you are. To be subtle yet profound. To be gentle yet wild. To be content with silence. Because sometimes silence is just enough. To not be afraid of the life. To have compassion is to have strength. To create your dream and to hold it very gently, to never give up on it. It requires courage. It does not need to be loud, to be in your face. It does not require any display. It is enough just to be.

Your works are often about metamorphosis and they’re also about the subjects’ inner personality.

Yes, that is very on point observation. To manifest your inner world. To me inside of us is like the ocean, and everyone’s ocean is slightly different. And it is alive, ever changing, we go through so much in our lives. This journey we take, it changes us. It does not depend on if we like it or not. We come to a certain crossroads of life that require that inner transformation. Like all we lived to that point was just a stage, we were chrysalis. And lots of time we don’t have understand about this process. Because it comes with a crisis, with pain and fear. We all come to our perfect storm. So for me, it is about being open to this change. How we became more ourself. What is that inner core we discover we have. What we need to do is to be able to access it.

ARTICOLO DI IRENE GIANESELLI

ILLUSTRATIONS BY  © IRENA SOPHIA

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