Una lettera di Enrico Ianniello, scrittore e attore, per la piccola Noemi ferita durante la sparatoria dello scorso tre maggio tra Vico Polveriera e Piazza Nazionale a Napoli.

Forza, Noemi. Se tu ce la fai, forse ce la può fare anche questa città.
Se tu ce la fai, forse la Nuova Napoli che cerca di rinascere ancora una volta dalla propria monnezza, dalle proprie ferite e dal tuo sangue versato, può trovare il coraggio di dire basta ancora una volta, forse con più forza; meglio, con più tenacia.

Forza, Noemi. Perché stavolta se muori tu, se muori pure tu, allora è proprio vero, bisogna fuggirsene da qua, almeno fino a quando non si saranno estinti tutti i camorristi, fino a che non si sarà consumata tutta quella montagna di merda vicino alla quale sei costretta a crescere.

Forza, Noemi, perché io te vulesse proprio vere’, ti vorrei proprio vedere con il grembiulino addosso in nome di ordine e disciplina – e omologazione e appiattimento -, a te che a quattro anni ti sei presa una pallottola nei polmoni. Una pallottola Full Metal Jacket, perché la montagna di merda spara pesante. Anzi io il grembiulino te lo farei con una finestrella sul fianco, così la vedono tutti quella bella cicatrice e ti possono chiedere “come te la sei fatta?”. E te vulesse vede’ mentre lo racconti, a sette, otto, dieci anni. Non è un modo di dire, Noemi: io ti vorrei vedere veramente, perché significherebbe che ce l’hai fatta. E se ce la fai tu, forse ce la fa Napoli. Io spero che tu e la tua classe un giorno incontriate un buon maestro che vi parli di arte, di letteratura, di favole, di gioco. Qualcuno che vi porti a vedere e vi faccia fare il teatro.
Che vi faccia immaginare un futuro migliore e vi dia il coraggio di provarci, a realizzarlo, mentre giocate.

Questi maestri ci sono già, e ti aspettano; e allora noi aiutiamoli adesso, se vogliamo aiutare Noemi, che ce la farà!
Aiutiamo i maestri, i teatranti, gli artisti, gli educatori che lavorano con coraggio nelle zone più difficili della città, perché soltanto cominciando da lì possiamo sperare di vedere qualche frutto più avanti, mentre le forze di polizia combattono nelle strade.

Aiutiamo il Nest, aiutiamo Rosario Esposito La Rossa e il suo spaccio di libri, aiutiamo il Nuovo Teatro Sanità. E il grembiulino con la finestrella facciamolo a tutti quanti gli alunni, perché la ferita di Noemi è la ferita di tutti. L’ordine e la disciplina sono cose da adulti. Io preferisco bambini disordinati, indisciplinati e vivi. Con una vita davanti e nessuno che gli spara all’improvviso nella speranza di renderli orfani, nel migliore dei casi. E non credo a chi mi parla di grembiulini e paura. Credo a chi mi parla di speranza e combatte ogni giorno per infonderla nel cuore dei ragazzi, guardando in faccia la realtà e sforzandosi di cambiarla in meglio, passo dopo passo, parola dopo parola. Forza Noemi. Se ce la fai tu, forse, ce la facciamo pure noi. Ma se tu non ce la fai, non ce la può fare Napoli.

articolo* di enrico ianniello

*Pubblicato su Repubblica Napoli l’8 maggio 2019
© Herbert List/Magnum Photos per la copertina

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