Polytropon, PPP, Rita Ceglie

Piccolo Prosimetro della Provvisorietà_Toccata: ecco aprile

Car* voi che ci leggete, da giorni siamo al lavoro per proporvi nuovi incontri, nuovi viaggi. Siamo al lavoro alla ricerca di parole sincere e oneste, di storie e persone che con il loro prezioso studio possano stare con noi, portandoci ad aprire lo sguardo, ad accogliere questo come tempo di riflessione attiva e creativa.

Così abbiamo pensato a questa rubrica: PPP – Piccolo Prosimetro della Provvisorietà.

Per noi, ha valore di una chiamata alla Poesia.

Aspettiamo le vostre parole (potete scriverci via mail o sui social).

LA REDAZIONE DI POLYTROPON MAGAZINE

Siamo al 1 aprile di questo 2020 in sospensione: entriamo in questo mese con la poesia di Mario Luzi.

Ecco aprile, la noia
dei cieli d’acqua di polvere,
la quiete della stuoia
alla finestra, un tocco
di vento, una ferita;
questa aliena presenza della vita
nel vano delle porte
nei fiumi tenui di cenere
nel tuo passo echeggiato dalle volte.

Mario Luzi, Toccata in La barca ora in Il giusto della vita, Milano, Garzanti, 1971

Questo componimento è un esempio di come Luzi riesca a incanalare gli eventi in una dimensione psicologica, introspettiva in cui l’io lirico si riverbera dolorosamente sulle cose.

La lirica è del 1932 e sottolinea la forte ricerca di musicalità intrapresa dal poeta, vicino alla poesia simbolista francese (in particolare a Mallarmé) e a quella di Eliot (l’incipit richiama l’inizio della Terra desolata “Aprile è il mese più crudele”): la toccata, infatti, è una composizione per strumento a tastiera del periodo barocco, di andamento libero e di carattere improvvisato, una breve sonata in stile elevato, che ben si addice alla brevità e alla cura formale di questi versi; anche il metro, con la prevalenza dei settenari e la presenza di due endecasillabi (vv. 6 e 9), conferisce al testo un andamento ritmico e quasi cantabile, così come il  ricco  tessuto fonico, con presenza di rime (noia:stuoia, vita:ferita), assonanze (cieli:quiete, vano:passo ecc.) e consonanze (Ecco:tocco ecc.).

In uno stile nominale,  con la totale ellissi del verbo, si addensano i segni della vita, colta nel trapasso stagionale dall’inverno alla primavera; ma i riferimenti alla realtà sono molto labili e servono più che altro a concretizzare un sentimento di estraneità nei confronti dell’esistenza, uno stato d’animo  di sospensione e di indecisione, una consapevolezza della provvisorietà e della transitorietà della vita umana nella storia: nessuna presenza umana, infatti, si rivela esplicitamente  nei versi, tranne che in quel “tu” indefinito (o meglio, definito da un aggettivo possessivo) dell’ultimo verso.

Tale idea centrale della provvisorietà e della transitorietà della vita umana, ferita dolorosa (v. 5) ma passivamente ignara, è evidenziata dalle immagini della noia / dei cieli (vv. 1-2), della quiete della stuoia (v. 3), del vano delle porte (v. 7) e sottolineata in particolare dai riferimenti uditivi: il tocco / di vento (vv. 4-5, che richiama il titolo della lirica “tocco” > Toccata) e l’immagine finale del passo echeggiato dalle volte sigillano il testo con la loro impronta musicale.

ARTICOLO DI RITA CEGLIE

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