Charles Bukowski: un ubriacone al di sotto di ogni sospetto.

Una notte con Charles Bukowski è sinonimo di sbornia. Accettano una sfida all’ultimo sorso il regista Marco Ferreri e l’attore Ben Gazzara, che hanno appena portato a termine la non meno audace impresa di fare un film dalle Storie di ordinaria follia di Charles Bukowski. Attorno ai tre protagonisti di questo singolare incontro, c’è il tipico vociare che fa da cornice a un party. Ma la posta in gioco è più alta di quanto si possa credere. Per questo motivo, nel proporvi la cronaca fedele e dettagliata dell’avvenimento, abbiamo radunato tutte le espressioni che non appartengono a Bukowski, a Ferreri o a Gazzara in un simbolico Coro. Come in una tragedia greca. Perché questa conversazione delirante, cruda e poetica, può essere un prezioso documento della «civiltà della catastrofe».

Forse adesso dovremmo, prima di ogni altra cosa, presentarvi Charles Bukowski. Ma il condizionale è d’obbligo, perché in Europa, e in Italia in particolare, questo scrittore americano d’origine tedesca vanta un numero incalcolabile di appassionati seguaci. Perché incalcolabile? Per due semplici motivi: primo, Bukowski è un «fottuto eroe» delle giovani generazioni, così scrive dei censimenti; secondo, Bukowski è il profeta miracoloso e miracolato di chi non ha mai letto un libro.

Charles Bukowski oggi ha sessant’anni, buona parte dei quali trascorsi a scolarsi bottiglie di vino e lattine di birra su un materasso sporco, come una cimice. Solo così si spiega il fatto che Bukowski, pur appartenendo alla «generazione beat» dei vari Ginsberg e Kerouac, è salito alla ribalta soltanto verso la fine degli anni ’70, e per giunta in Europa, non in America. Se chiedete ad un cittadino statunitense di qualunque estrazione notizie di Bukowski, probabilmente lo vedrete brancolare nel buio, o al massimo vi dirà: «Chi? Quel sozzone ubriacone?». Eh già, Bukowski non ha affatto «sfondato» in America come tanti suoi coetanei. Perché? Forse perché non si fa una buona pubblicità. Ma si sospetta anche che ogni americano medio, rispettabile o no, non vorrebbe vederlo frugare nella sua pattumiera. Bukowski, infatti, ha infranto l’ultimo, il più solido mito yankee: la privacy.

Charles Bukowski è un topo di fogna. Ma lui chiama fogna la società. Ciò che scrive non sono romanzi, tantomeno poesie. Lui detesta soprattutto essere chiamato poeta. I suoi scritti sono frammenti di realtà di un mondo sotterraneo e negletto. Il suo fiume di parole è come una metropolitana che sfreccia veloce nelle viscere di un organismo malato.

Charles Bukowski ha cominciato a scrivere per caso, ogni volta che ha trovato qualcuno disposto a pubblicare le sue storie senza mutande di whisky, puttane, risse, cavalli, truffe. Per vivere, Bukowski ha fatto mille lavoretti. Facchino, barman, ferroviere. È stato impiegato alle poste di Los Angeles per quindici anni. In sostanza, quest’uomo è rimasto sempre aggrappato a se stesso. A succhiarsi il sangue. Per vedere quanto ne veniva fuori. Ha tentato molte volte il suicidio. Ci riproverà. L’alcool lo stava per stroncare. Ma non ha intenzione di smettere di bere. Perché Bukowski è come tutto ciò che lo circonda nei bassifondi della vita degli Anni ’80. Cioè, può morire anche domattina.

Può darsi che Bukowski non valga una cicca come scrittore. Può darsi che sia più importante di Hemingway. Comunque, egli rappresenta oggi un urlo universale di infelicità. Bukowski è il capolinea di un tram che non si chiama desiderio. Molti, giovani e no, salgono su questo tram. Perché? Dove va?

David Grieco
Da destra: Marco Ferreri, Charles Bukowski, Ben Gazzara

HOLLYWOOD-PARTY: LO SCRITTORE INCONTRA FERRERI E BEN GAZZARA

Charles Bukowski – «Dici che non hai bevuto per anni… Allora, questa roba ti ucciderà. Comincerai a comportarti come un matto. E tu non vuoi sembrare un matto agli occhi di tutta questa gente che è con te, non è vero?».

Marco Ferreri – «Per il momento no».

Ben Gazzara – «Forse fra dieci minuti…».

Bukowski – «La gente è spaventosa. Senza la gente, potrei essere felice in eterno…».

Ferreri – «Anch’io sto più tranquillo quando non c’è la gente».

Bukowski – «A me bastano le piante, le pulci, roba del genere. Le pulci sono molto più creative della gente. Le pulci sanno saltare. Voglio dire che le pulci fanno il più che possono con il meno che hanno».

Coro – «Ooooooh, ma stiamo registrando!!!!!!».

Ferreri – «Io amo le pulci! I like very much pulci!».  

Bukowski – «Le pulci le puoi schiacciare. Le persone no».

Ferreri – «A me le pulci piacciono».

Bukowski – «Quando ti sei stufato di una pulce la mandi via. Non c’è bisogno del divorzio».

Coro – «Ah, ah, ah, ah, ah!».

Ferreri – «Io ho conosciuto un domatore di pulci…».

Bukowski – «Un matador?».

Ferreri – «Un domatore di pulci che mi ha parlato tanto delle pulci…».

Bukowski – «Invece mia moglie mi portò le carte da firmare per il divorzio alle sei e mezzo di mattina. Le dissi: “Baby, non me ne frega niente se te ne vai, ma perché mi rompi le palle con questa storia alle sei e mezzo del mattino!”. Lei cominciò a piangere, e disse: “Come! Ne abbiamo parlato tanto ieri notte! Volevo esser certa che non ci ritrovassimo di nuovo amici appena svegli!”. Okay, okay — le risposi — voglio uscirne anch’io, non sciupiamo tutto, cara… Eppoi, eppoi… me la sono scopata. E abbiamo sciupato tutto, merda! Ma se ne è andata lo stesso. Dio, l’amavo! Da allora non mi sono mai sentito sposato come quella volta…».

Gazzara – «Quanto tempo sei stato sposato?».

Bukowski – «Due anni e mezzo. È più di quanto si possa sopportare. Due anni e mezzo di vita con chiunque. Questo è il problema…».

Gazzara – «Ferreri è già ubriaco. Meno male che avevo detto dieci minuti!».

Bukowski – «È un bravo ragazzo. Non ci bado a come si comporta. Non gli dico niente, perché mi sta bene così. Limitati a fare i film e taci, grassone!»

Ferreri – «Ma chi vuol parlare! Parla sempre lui…»

Bukowski – «Eppure, adesso tocca a te».

Ferreri – «Non tocca a me parlare. I don’t speak, you speak».

Coro – «Questo è un match del silenzio».

Bukowski – «No. questa è una situazione del cazzo! Io sono venuto qui per bere vino! Smettetela con questi vostri maledetti giochini!».

Coro – «Noi siamo qui per ascoltare tutte quelle brutte cose che dici a proposito della famiglia, della gente…».

Bukowski – «Detesto la gente. Non ho mica cambiato idea. C’è della gente qui. Ebbene, la detesto. La gente è micidiale. La gente è merda che cammina. Merda con le scarpe…».

Ferreri – «Sì, però anche tu sei la gente… You are people, no?».

Coro – «Eh, già, certo… anche lui fa parte di noi!».

Bukowski – «Non ne sono del tutto sicuro… O almeno, spero di no. Se la gente è la gente. spero proprio di non esserlo anch’io. Voi mi volete per forza vedere come un granchio in una rete, in mezzo a tanti granchi, che cozzano tra di loro, si agitano, schiamazzano. Ma io non sono un granchio. Io sono la rete».

Ferreri – «No! Tu sei un granchio!».

Gazzara – «Perché, poi, preferisci essere la rete?».

Bukowski – «Perché i granchi sono tanti, ma la rete è una… Ma dai, basta ragazzi! Adesso ubriacatevi. La notte se ne sta andando. E io sono già in testa di due bottiglie. Non vale!».

Gazzara – «E io? Mi sono fatto dieci “Margherita” [un cocktail a base di tequila, n.d.r.] prima di cena».

Bukowski – «Ooooooooh!».

Ferreri – «Dov’è il cameriere?!».

Gazzara – «Cameriereeeee!».

Bukowski – «Cameriere, forza. che qui ci sono delle ordinazioni! Avanti, schiavi delle masse! Dov’è ‘sto cameriere? Possibile che io sia l’unico uomo valido qui dentro! Sono certo che ci dev’essere ancora qualche bottiglia, purché qualcuno la stappi. Pensate che io non ci riesca? Ne ho aperte a migliaia. Forse di più. Non c’è problema, baby. Riuscirei a stappare una bottiglia persino mentre dormo».

Gazzara – «Queste qui sono anche facili da aprire».

Bukowski – «Credi? Ti potrebbe dare alla testa, sai…».

Coro – «Ah, ah, ah, ah, ah!».

Gazzara – «Pensa per te. Lo vedi che non riesci ad alzarti?».

Bukowski – «Merda! Fammi provare ancora…».

Gazzara – «Non riesci ad alzarti! Non riesci ad alzarti!».

Bukowski – «Porca miseria! Perché bevete così in fretta? È una gara, forse?».

Gazzara – «È terribile. Sei già a pezzi».

Bukowski – «E ora? Che cosa faccio?».

Gazzara – «Niente. Aspetta ».

Bukowski – «Senti, credo tu sia il vincitore. Anzi, so che tu sei il vincitore. Okay? Vogliamo smetterla? ».

Gazzara – «No. Non ancora. Un’altra bottiglia!».

Ferreri – «No, no. Due bottiglie!»

Bukowski – «Ditemi come posso fare per tenervi testa! È impossibile per me bere di più! Volete aiutarmi a finire il mio drink?».

Ferreri – «Neanche per sogno. Io ho il mio».

Bukowski – «Allora che cazzo stiamo a fare qui a guardarci in faccia! Che cosa significa questa stronzata! Ragazzi, cerchiamo di andare al sodo. Vediamo di capire chi siamo, che gioco è, che cosa vogliamo provare… qui… stanotte».

Coro – «Ma no! È una cosa filosofica!».

Ferreri – «Io non voglio fare prove. Non mi piacciono le prove. Non è una sfida. Ti accompagno semplicemente nel bere…».

Bukowski – «Non capisci! Io sono sempre in lotta con qualcuno! Voglio sapere chi è il migliore!».

Ferreri– «Lo vedi? Sei tu che vuoi la lotta…».

Bukowski – «Io combatto per la morte dell’anima. Ovunque, e con chiunque. Contro ragni, pulci, topi, mosche, e gente. Contro tutti».

Ferreri – «Comunque… dici belle frasi».

Bukowski – «Perché la mia bocca è grande!».

Ferreri – «La tua bocca è grande e… bella».

Bukowski – «Questo ragazzo ciccione mi sta prendendo per il culo. Mi ha fatto bere un sacco di merda. E adesso sta vincendo. Sono tanto infelice. Sapete, io ho bisogno di vincere. Se non vinco, divento triste. Perdere è la peggiore abitudine che uno possa prendere».

Ferreri – «Quanti anni hai, tu?».

Bukowski – «Settantanove».

Coro – «Nooooooo!».

Bukowski – «Sì. Quando mi sveglio la mattina senza niente da bere, ho almeno settantanove anni. Più bevi… più a lungo vivi… nel migliore dei modi».

Ferreri – «Sicuro!».

Coro – «C’è una logica in tutto questo!».

Bukowski – «Odio la logica. Odio che mi si dica che sono logico. Merda!».

Ferreri – «Non sei un poeta, però fai delle belle poesie…».

Gazzara – «Un poeta in senso tragico, sì, sì…».

Bukowski – «Esattamente. Vi odio, figli di puttana!».

Coro – «Anche noi ti odiamo!».

Bukowski – «Allora, manteniamo le distanze. Così io sto meglio, e voi pure».

Ferreri – «Più che belle parole, hai belle immagini».

Bukowski – «Aspetta. Dillo ancora».

Ferreri – «Più che belle parole, hai belle immagini».

Bukowski – «La stessa cosa. Okay. È tutto quello che hai capito? Se è così, mi comporterò come una vecchia moglie grassa. Ti manderò all’inferno e non ti darò più da bere».

Ferreri – «Sei un poliziotto?».

Bukowski – «Spero di non diventarlo mai».

Ferreri – «Io ho cominciato a bere, e mi fermo quando mi pare».

Bukowski – «Anch’io, quando comincio non mi fermo mai».

Ferreri – «Pure io, se voglio».

Bukowski – «Senti, sei un brav’uomo… ma credo tu abbia bisogno di aiuto».

Ferreri – «Aiuto! Help!… Dai, per due bottiglie di vino non bisogna farla tanto tragica!».

Bukowski – «Hai ragione. Quando ti scoli più di quattro bottiglie, allora sì che sei nei guai. Viene la polizia, meni tua moglie, ti metti a pisciare dalla finestra… È un casino. Io sono un ragazzaccio, ma so stare al mondo. Se ti trovi nei guai, non devi mai fare il duro. Io sono un cuscino morbido».

Gazzara – «Giusto».

Bukowski – «Anzi, io non sono nemmeno un ragazzaccio. Guardate le mie mani. Sono mani da Quattordicesima Strada. Una donna chissà cosa darebbe per avere delle mani così!».

Ferreri – «Tu sei molto importante!».

Bukowski – «Lo sono?».

Ferreri – «Si, sì… You are important».

Bukowski – «Suona bene. Ma sai che non è vero. Se non posso continuare a fare quello che ho fatto finora, niente è importante. Devo battere a macchina tutte le notti, giocare ai cavalli, restare pulito! Non devo fare cazzate! Non posso permettermi il lusso di fare cazzate!».

Ferreri – «Sei grande!».

Bukowski – «Aaaaaah… Grazie. Sei un brav’uomo, ciccione, ma penso che tu sia ormai ubriaco fradicio…».

Ferreri – «Noooooo! Perché vuoi che diventi sbronzo!».

Coro – «Lo sei già».

Bukowski – «Avete forse sentito dire che sono un gran bevitore. È vero. Ma non ho nessun bisogno di provarlo. Perché voi sentite il bisogno di provarmi che sono un ubriacone?».

Ferreri – «Io non voglio provare niente. Io bevo. Peccato che sia cattivo il vino. Tutto qui».

Bukowski – «Ah, bene. Credevo che mi mettessi fretta».

Ferreri – «Io bevo, tu bevi. Non posso rimanere freddo!».

Bukowski – «Porca Eva! Una di queste mignotte qui, sta spingendo il tavolo per farmi cadere!».

Coro – «Dice che una mignotta spinge il tavolo!!!».

Bukowski – «Ah… ma sei tu, Susan, che spingi! La mia amica attrice Susan Tyrrel! Mi dispiace, Susan, che tu debba sempre lavorare in qualche film scritto da me. Speravo di meglio per te. Non so, qualcosa come “Elephant man”, con la testa in un bel sacco…».

Coro – «Ah, ah, ah, ah, ah!».

Bukowski – «Ben, sei sposato?».

Gazzara – «No. 0 meglio sì. No, diciamo di no. Era dura. È finita. Mi capisci? Tu hai detto due anni e mezzo. Per me, sono stati venti».

Bukowski – «Oh, come mi dispiace. Dove lo hai preso, Ben quello sguardo così penetrante? In tutti i film in cui ti ho visto, ricordo questi fottutissimi occhi che guardavano dritti davanti a te. Questi occhi che guardavano me. Hai lo sguardo più potente di tutti gli attori che ho visto in vita mia. Giuro. Non riesco quasi a guardarti, Ben. Però, mi sa che hai bisogno di una bella sbarbata, amico…».

Gazzara – «Mi è cresciuta la barba in vent’anni con mia moglie…».

Bukowski – «Mi dispiace, mi dispiace, te l’ho detto. Pensa che adesso, mentre tu fai qualcosa, lei sta facendo qualcos’altro. Si è ripresa il suo corpo, niente di grave. Dateci spazio! E tu, grassone figlio di puttana, stai ancora bevendo».

Ferreri – «Sì, mi verrà il cancro. Cancer! Cancer!… Non è male, dopotutto…».

Bukowski – «Datemi da bere!».

Gazzara – «Sai Charlie, Marco sta facendo il tuo film…».

Bukowski – «Mi dispiace. Mi dispiace se ha incontrato la Morte… Mi dispiace».

Ferreri – «Non importa, non importa».

Bukowski – «Tutto è importante! Tranne la gente, là fuori».

Ferreri – «Te l’ho detto, non siamo d’accordo su questo».

Gazzara – «Noi siamo importanti, e noi siamo la gente!».

Bukowski – «Siete delle merde… anche voi».

Gazzara – «Ah, sì? Allora, affanculo! Vatti ad ammazzare!».

Ferreri – «I love you Bukowski! Sei fantastico!».

Gazzara – «Vedi? Per lui, tu sei importante. Forse non sei importante per te, ma non importa. Anche io non sono importante per me, spesso. Oppure, a volte, mi sento importantissimo…».

Bukowski – «Okay, conosco questa storia. La gente è come tante pulci che non vengono da nessun posto e si ritrovano insieme, senza motivo, in qualche posto…».

Ferreri – «Ma no, noi non siamo pulci. Noi siamo come genti, abbiamo mani, ah, ah, ah, ah!».

Bukowski – «Ho sempre desiderato che la gente fosse meravigliosa come sa essere. Ma sono passati tanti secoli. Mi sono stufato di aspettare…».

Ferreri – «È per questo che faccio il film su di te!».

Bukowski – «Ooooh! Ma intanto non c’è più niente da bere in questo maledetto posto! Merda! Tutto ciò improvvisamente mi pare violento, sporco, indecente…».

Ferreri – «Comunque, il tuo mestiere è smuovere la gente…».

Bukowski – «No, no. Io scrivo soltanto quando sono ubriaco e non so nemmeno di che cosa scrivo…».

Coro – «Non è vero!!!!».

Bukowski – «Mi state dicendo che mento?! Credo che sia venuta l’ora di andarmene…».

Gazzara – «Io penso che Bukowski…».

Bukowski – «No, si dice Bukaowski!».

Gazzara – «Va bene…. Bukaowski, come dici tu… che peraltro è sbagliato…».

Bukowski – «È il mio nome. Fammi il favore di pronunciarlo così come lo ascolti…».

Gazzara – «D’accordo. Io penso che Charles Bukaowski…».

Bukowski – «Il mio nome è Henri C. Bukaowski junior…».

Gazzara – «Questo è il nome di tuo padre?».

Bukowski – «Mio padre era un ubriacone di Filadelfia rotto in culo che abitava in Via del Nulla. Mia madre era… vabbeh, lasciamo perdere. No! Mia madre era una puttana di Kansas City. Si è scopata tutto il condominio di Via del Nulla. Io sono il residuato di questo viaggio negli abissi del Nulla».

Ferreri – «Tu sei brutto, ma sei Charles Bukowski!!».

Coro – «…Junior!!!».

Ferreri – «No junior! Charles Bukowski e basta!».

Bukowski – «Io sono Charles Bukowski e mi dichiaro colpevole! Tu, grassone, sei soltanto un ubriaco! Devi smetterla di bere! Ti farà male alla salute, vedrai…».

Ferreri – «Io prima amavo le tue storie, adesso amo te!».

Bukowski – «Okay. Vuoi che andiamo a prendere una stanza in un Motel?».

Ferreri – «All right!».

Bukowski – «Metti una monetina, e farò tutto ciò che vuoi».

Gazzara – «Vuoi qualcosa da bere?».

Bukowski – «Gesù Cristo! E poi che cosa facciamo?… Dopo, quando ce ne saremo andati tutti quanti, mi butterò nelle mie lenzuola puzzolenti e allora sì, che comincerò a bere davvero…».

Ferreri – «You are fantastic… Bukowski fantastic! Con tutto quello che hai fatto, in questa situazione, in questo paese… You are fantastic!».

Bukowski – «Lo so… lo so…».

Gazzara – «Marco ti ha detto che sei fantastico, capito?».

Bukowski – «Cristo, non credete che ci stiamo annoiando tutti quanti?!».

Ferreri – «Lo so che non vuoi sentir dire che sei un poeta…».

Bukowski – «Oddio, no!».

Ferreri – «…ma io ti apprezzo molto come poeta!».

Gazzara – «Anche se tu non vuoi ammettere dì essere un poeta…».

Bukowski – «Oddio, no!».

Ferreri – «…ti apprezzo per la forza, per i coglioni che hai messo…».

Bukowski – «Tutti i poeti di questo secolo sono cornuti!».

Ferreri – «Nooo! Tu hai due balls grandi così!».

Coro – «Ah, le palle!».

A quanto pare, Bukowski precipita sotto un tavolo…

Bukowski – «Merda! Non riesco più ad alzarmi!».

Ferreri – «You are fantastic man… Very important man… Un uomo del giorno!… Capito?».

Bukowski – «Ma che cazzo dice questo?! Di che cosa stai parlando? Qual è la domanda? Porca puttana!».

Ferreri – «Non è una domanda… Se non vuoi parlare di te, ti dico io… Sei un grande poeta!!!».

Bukowski – «Te l’ho detto. Ben, che ti ho visto in quel film… Mariti di Cassavetes? Sei un grandissimo attore… Cazzo che sguardo hai! Vabbè, ora esagero… Scusa. Ma sei molto bravo, ad ogni modo. È la prima volta che ti incontro faccia a faccia… Sei un fottutissimo grande attore… È tutto quello che riesco a dire».

Gazzara – «Spero tu abbia ragione, Charlie… Ma questo film che sto facendo dai tuoi racconti è un progetto pazzesco, te lo puoi immaginare…».

Bukowski – «Trovi che sia una buona merda?».

Gazzara – «Credo che nessuna compagnia americana sarebbe mai un film da Storie di ordinaria follia. Solo un pazzo poteva pensarci. Questo è Marco…».

Bukowski – «Ci credo. Guardalo in faccia. Non è un bastardo?».

Gazzarra – «Oh, yeah…».

Bukowski – «Sta bevendo come una bestia, stanotte … Cerca di diventare un Bukowski… Ma mi dovevi vedere a me, ieri notte, come ero ridotto… Però, mi avete imbrogliato. Io credevo che questo film fosse una roba hollywoodiana … Mi sarei messo i miei vestiti migliori…».

Gazzara – «… E saremmo andati a prendere l’Oscar in un Motel di terza categoria…».

Bukowski – «Ho fiducia, ho fiducia. Anche perché questi sono i soli vestiti che posseggo…».

Gazzara – «Mi piacciono!».

Bukowski – «Ti piacciano o no, non ho altro».

Ferreri – «Sei un bell’uomo, Bukowski! Beautiful man!…»

Bukowski – «No, non è vero. Qui c’è la mia donna, Linda. Te lo può dire lei che non sono così bello…».

Gazzara – «Sai, Charlie… Mia figlia, che ha vent’anni e sta sempre davanti alla televisione a guardare un mucchio di stronzate, adesso ha scoperto i tuoi libri e li divora…».

Bukowski – «Chi???».

Gazzara – «Mia figlia… e pure i suoi amici…».

Bukowski – «Mi ha visto in televisione? E quando?».

Gazzara – «Ma no, ma no, dico che conosce i tuoi libri… Li conosce meglio di me. E ha solo vent’anni!».

Ferreri – «I giovani ti capiscono! Afferri?».

Bukowski – «Noo! Io sono il peggior soggetto della città! Basta parlare di questa merda! Beviamo!».

Ferreri – «Giorno per giorno, la gente ti capisce sempre di più… You understand?».

Bukowski – «La gente è piena di merda».

Gazzara – «Ma si lavora per portare via la merda! ».

Bukowski – «Frottole. Se vivessi in Vaticano nessuno mi conoscerebbe».

Ferreri – «C’è Paolo, un ragazzo di vent’anni, dì Napoli, lavora con noi. Lui ti conosce benissimo…».

Bukowski – «Questo è un problema di Paolo!».

Ferreri – «Ma lui ti legge, ti ammira!».

Bukowski – «Splendido. Okay. Ma io non sono responsabile…»

Ferreri – «Questo significa che la gente ha bisogno di te!».

Bukowski – «Sai una cosa? Anch’io sono qualcuno che ha bisogno di me. Ma non riesco a trovarmi. Non so proprio dove sono, hai capito?».

Ferreri – «Ma neanch’io so dove sono… Neanche i ragazzi di vent’anni sanno dove sono!».

Bukowski – «Io non vengo da nessun posto e non vado in nessun posto».

Gazzara – «Bene. È lì che la gente ti trova. È vero!».

Ferreri – «I giovani hanno bisogno della tua voce!»

Bukowski – «Non sono qui per difendere il mio lavoro. Sono qui per bere».

Ferreri – «Va bene… beviamo. Ma non è vero che a te non te ne frega un cazzo… non è vero!».

Gazzara – «Io so qual è la tua maggiore qualità, Charlie, anche se tu non vuoi sentirne parlare. Posso dirlo? Tu hai una enorme sensibilità…».

Bukowski – «Non credo nella sensibilità».

Gazzara – «D’accordo, lo so. Resta il fatto che ce l’hai. Se non l’avessi, non potresti scrivere come scrivi…».

Bukowski – «Sei un matto… Però, vi amo ragazzi! Amo te, Ben, e quel bambino ciccione che si chiama Marco, più di chiunque altro al mondo. Ma continuo a credere di essere migliore di voi…».

Ferreri – «Sì. È vero. Lui è migliore. Sicuro!».

Gazzara – «No, non sono di questa opinione…».

Bukowski – «Sono contento che disapprovi. Ben…».

Gazzara – «Tu, sei mai entrato nel cancello della Metro Goldwyn Mayer? E alla Paramount, ci sei stato mai? E alla 20th Century Fox? No? E allora, chi cazzo sei? Quanti soldi guadagni in un anno, eh? Ah, ah, ah, ah, ah!».

Ferreri – «No, lui è migliore di tutti noi. Perché lui fa delle poesie, anche se non è un poeta. Lui è migliore di noi perché sa mettere insieme le pene… Eppoi, queste cose le ha scritte vent’anni fa… e sono giuste oggi. Se non vuol parlarne, poi, affanculo!».

Bukowski – «Ho il cervello in poltiglia. Ho bisogno di bere».

Ferreri – «Okay, non vuoi parlarne. Ma anche se non vuoi, è importante lo stesso. Paolo, quel ragazzo che sta con noi, conosce Bukowski e non conosce Reagan, pensa…».

Bukowski – «La mia risposta è: Reagan è più importante di me».

Ferreri – «Lo dici per dire. Reagan è important, sì… ma Bukowski è very important!».

Gazzara – «Guarda che Marco diventa violento…».

Bukowski – «Che vuole? Che mi presenti alle elezioni?».

Ferreri – «Per me, yes. Anche per i giovani, yes, yes…».

Bukowski – «Paolo è matto. Anche tu lo sei».

Ferreri – «Non importa se a te non te ne frega niente della gente…».

Bukowski – «Mi importa della gente! La gente mi paga i diritti d’autore!».

Ferreri – «Okay, okay. Tu scrivi poesie e non ti preoccupare…».

Bukowski – «Senti, grassone. Io non vado mai al cinema. Per me, tu sei soltanto una tonnellata che mi sta su un piede».

Ferreri – «Ecco… Sappi dunque che quello che tu hai scritto, io Io traduco in film come pare a me…».

Bukowski – «Perfetto. E allora che cazzo cerchi? Fai il meglio che puoi, ciccione…».

Ferreri – «Tu fai come ti pare, io faccio come mi pare, comunque io ti voglio molto bene…».

Bukowski – «Io ti ringrazio, ma non provo sentimenti. Voglio soltanto ubriacarmi. Io mi ubriaco ovunque e con chiunque. Come ho sempre fatto».

Ferreri – «Non sono sentimentale. Sono solo ubriaco».

Bukowski – «Io invece sono sentimentale. Amo il tuo sguardo, la tua voce, le borse che hai sotto gli occhi. Amo perché c’è un posto, al mondo, per i sentimenti. Sbronze a parte».

Ferreri – «Sicuro! Io ho fatto bene stasera a bere, sennò non avrei avuto gli stessi sentimenti».

Bukowski – «Io posso essere dolce e cattivo allo stesso tempo».

Ferreri – «Certo. Per fare poesia è necessario».

Bukowski – «Poesia? La poesia è una montagna di merda. Mi dispiace, ma è così».

Ferreri – «Però, la merda è fondamentale…».

Coro – «Adesso si mette a cagare!!!».

Ferreri– «Quando un nomo nasce, la prima cosa che fa, caga».

Bukowski – «Già. E quando un uomo scrive poesie si caga addosso che il tanfo si sente a mille miglia di distanza. E mezzo mondo si ammala per la puzza».

Ferreri – «Yes! Perché cagare è la cosa fondamentale!».

Bukowski – «Sai che ne penso delle fondamenta, ciccione? Guardo indietro, alle mie origini, e mi vedo disteso in un letto di Nulla. Mi piace cosi».

Ferreri – «Hai ragione».

Bukowski – «Avete esaurito gli argomenti, ho capito ragazzi. Continuate a bere. Starete meglio domattina. Questo posto è ridicolo. Me ne devo andare. Questo posto è cosi secco. È stato il party più noioso della mia vita».

ARTICOLO* DI  DAVID GRIECO

*Charles Bukowski: un ubriacone al di sotto di ogni sospetto. Hollywood-party: lo scrittore incontra Ferreri e Ben Gazzara è il titolo dell’articolo firmato da David Grieco per «L’Unità», in Spettacoli, domenica 10 maggio 1981, p. 11. Pubblichiamo oggi, a quarant’anni dalla sua uscita, questo raro pezzo di giornalismo. Proprio oggi, 16 agosto 2020, Charles Bukowski, nato il 16 agosto 1920, avrebbe compiuto 100 anni.

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