Ricordando Dante Della Terza

            Honoring the Past, Embracing the Future, mi piace cominciare il ricordo di Dante Della Terza con il titolo di un percorso transdisciplinare adottato dalle classi in cui insegno letteratura italiana.

È un invito al recupero e alla valorizzazione delle radici che simboleggiano la chiave interpretativa per abbracciare il futuro.

            La sintonia con alcune sue affermazioni è forte e densa, “la cultura è fedeltà alle nostre origini e alle nostre radici”, o ancora, “la cultura è desiderio di sentirci ovunque a nostro agio”. Tali definizioni delineano la figura di Dante Della Terza come lui stesso ce l’ha mostrata in varie e sparse pagine autobiografiche, come quelle di «A colloquio con Dante Della Terza», in Dagli Appennini alle Montagne Rocciose (e ritorno). Testimonianze e rimembranze per Dante Della Terza, a cura di Vittorio Russo, Napoli 1996.

            Dante Della Terza nasce a Torella dei Lombardi il 5 maggio del 1924, ma trascorre la sua infanzia a Sant’Angelo dei Lombardi, paese in cui si trova il Liceo in cui insegno.

            Dante rappresenta, per noi irpini in particolare, un esempio, una guida, un Maestro internazionale che, grazie ai suoi corsi universitari, alle sue letture pubbliche e alle sue pubblicazioni, ha offerto agli autori italiani contemporanei un posto sulla scena accademica americana accanto ai classici. Un buon numero di tesi dottorali, assegnate e dirette da lui, sono state in seguito pubblicate, diventando tra le prime monografie in inglese su Ungaretti, Montale, Gadda.

            Con grande sacrificio e dedizione ha portato in alto il suo nome che, per uno strano gioco del destino, continua ad intrecciarsi con quello del Sommo Poeta: Dante Della Terza ha intrapreso il suo viaggio nell’aldilà nell’anno in cui si celebrano i 700 anni della morte di Dante Alighieri.

            La figura di Dante Della Terza si colloca tra i ragazzi, di tante generazioni, che lo hanno ascoltato e sono rimasti incantati dalla leggerezza con cui racconta la “favola” della Commedia.[1]

            Io l’ho conosciuto a Sant’Angelo dei Lombardi, nel liceo intitolato a Francesco De Sanctis, nella terra che lui ha sempre amato e portato nel cuore. Era lì a mostrarci il Viaggio, a dare risalto ai personaggi, a renderli reali e coinvolgenti, ma soprattutto a insegnarci che le passioni vanno coltivate con impegno e tenacia, la resilienza è la strada per i sogni.

             Nelle pagine del suo libro Da Vienna a Baltimora[2], ci racconta del suo impatto con gli studenti dell’Università della California

            Chi scrive ricorda l’impatto che ebbe su di lui il contatto diuturno con classi di lingua numerose ed inquiete e la difficoltà che gli sembrò insormontabile di decifrare i messaggi pronunciati in un inglese ellittico e fortemente idiomatico. Gli sembrava di rivivere in proprio e, per così dire, sulla sua pelle, lo spaesamento dei suoi parenti artigiani che si erano recati in America in condizioni peggiori delle sue, scortati da un dialetto rurale e assolutamente traumatizzati di fronte all’inglese avvertito come un agglomerato di suoni irrecepibili e irripetibili. Il disagio durò finchè un giovane suo allievo, un texano autorevole ed estroverso, non gli ingiunse con amichevole insistenza di arrivare tardi a scuola perché intendeva parlare ai suoi compagni. Cosa raccontasse loro, egli non sa; dovette però certamente parlare loro del vantato senso americano del “fairness”, di un sentimento di decenza e di tolleranza secondo il quale non bisogna mai dare, a chi cerca di fare, il senso che egli parta battuto. L’idillio tra docente e studenti, il loro silenzio assorto, attento alla sillabazione delle sue grame parole culminò nello storico evento dell’incarico che gli fu devoluto dall’università di spiegare al pubblico dei docenti e discenti dell’università chi fosse quel Salvatore Quasimodo che aveva vinto il premio Nobel per la poesia.

            E tra gli studenti liceali amava raccontarsi.

            Mi chiamo Dante, ma il nome mi fu regalato da mia madre, di famiglia operaia, che dell’Alighieri aveva sentito parlare da un luminare del paese, ma nulla di lui aveva mai letto.

E lui aveva sempre onorato il suo nome, dal paese irpino si era recato ad Avellino per gli studi liceali e si era distinto per impegno e capacità. Pur tra mille difficoltà aveva dato il meglio di sé e per questo fu premiato dalla docente di storia e filosofia del Liceo Pietro Colletta di Avellino

Rosaria Famiglietti

            Tu ti chiami Dante: il tuo è un nome che ti coinvolge. A liceo finito, te ne tornerai nel tuo paese nell’alta Irpinia. E che farai lassù? So che la tua famiglia è priva di risorse economiche: come potrai frequentare l’Università? A Napoli, dove dovrai recarti, chi ti concederà ospitalità? Quando da ragazza studiai a Campobasso, ebbi come docente Giovanni Gentile, che ora è direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa. È purtroppo vero che non viene concesso credito a candidature femminili, ma ogni anno lì in Normale viene concessa generosa ospitalità a sette giovani, precoci studiosi in grado di superare un concorso nazionale annualmente bandito. Tu devi avere il coraggio di affrontarlo. Se il concorso lo supererai, risulterai iscritto alla Facoltà di Lettere dell’Università di Pisa e frequenterai corsi d’obbligo all’Università e seminari di alta specializzazione in Normale».

            Presi il coraggio a due mani, dissi di sì alla mia interlocutrice e nella stagione giusta raggranellai qualche soldo per il viaggio e mi recai alla stazione ferroviaria, situata a otto chilometri a valle rispetto al paese. «Vuoi andare a Pisa?» mi chiese sospettoso il capostazione. «Non sai che Pisa è tanto lontana? Perché non rimani a casa tua?». Partii lo stesso, il concorso lo superai e così divenni pisano.

Leggere di Dante con gli studenti significa offrire loro una speranza, una spinta positiva verso il mondo, egli raffigura la forza della cultura che supera le barriere dello spazio e del tempo.

            Il critico letterario, come lui stesso ci racconta, dopo aver studiato a Zurigo e a Parigi, nel 1958 si trasferì negli Stati Uniti, approdando alla University of California e alla Harvard University di Cambridge, lì assunse, tra le tante attività, gli impegni di italianista professionalmente coinvolto in settimanali Lecture Dantis: Dante contribuiva a portare Dante nel mondo.

            Il Maestro appare come il Virgilio che istrada i giovani a esplorare i complessi percorsi dell’aldilà dantesco e lo fa con rigore ma anche con infinita dolcezza.

            Dante ha, nel tempo, saputo costruire e condividere, ha lasciato eredità di intenti e un gruppo operativo di alto spessore, insediato a Tor Vergata, che continua gli studi attraverso la rivista internazionale “Dante”. Lui stesso ha elogiato la lucidità operativa del gruppo di lavoro della rivista che rende l’itinerario fra i saggi convincente e indispensabile.

            La grandezza dell’uomo e dello studioso risiede, appunto, nella sua capacità di coltivare, con gentilezza e dedizione, l’attitudine agli studi seri e impegnativi, gli unici che potranno dare credibilità alle generazioni future.


[1] Dante e la virtualità della trama. Gli inizi della “favola” della Commedia, in Dante e Noi: scritti danteschi, in  “Collana Studi e Ricerche”, a cura di Florinda Nardi,  Edicampus 2013

[2] Dante Della Terza, Da Vienna a Baltimora, Editori Riuniti, Roma 2001

ARTICOLO DI ROSARIA FAMIGLIETTI

Rosaria Famiglietti è docente di Materie Letterarie nell’IISS De Sanctis di Sant’Angelo dei Lombardi. Dottore di ricerca in Italianistica e Cultore della materia presso l’Università di Tor Vergata è studiosa di Pirandello e collabora alla rivista Pirandelliana. Si occupa soprattutto della letteratura di genere, tanti sono i suoi interventi seminariali, in particolare su Elena Ferrante e L’Amica geniale. Il suo ruolo più incisivo è nella formazione. Ha seguito e partecipato attivamente ai progetti Nazionali promossi dall’indire, autrice di Materiali di studio e riflessioni sulla scuola, membro dei NEV per l’INVALSI, tutor nel Master biennale sulla professione formatore in didattica dei linguaggi verbali e non verbali al termine del quale ha pubblicato un documento sul Ruolo dell’E-Tutor. Formatore per i piani nazionali per la promozione delle tecnologie a scuola, dal Digi Scuola del 2008 al PonTEC e al Didatec, percorsi funzionali alla formazione degli Animatori digitali. Il suo ultimo articolo sulla scuola riguarda la Rendicontazione Sociale. In qualità di formatore professionale si occupa soprattutto della formazione dei docenti, puntando alla diffusione di buone pratiche didattiche. Tutti i suoi lavori sono frutto di un approccio di Ricerca-azione, quindi raccolgono gli esiti delle azioni rivolte a Docenti e Studenti e se ne condividono le riflessioni.

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