Cinemà, Irene Gianeselli, Polytropon

“Sopra Elevata – Over Pass” il cortometraggio di Emanuela Liverani: cemento armato in voce di donna

I romanzi lunghi scritti oggi forse sono un controsenso: la dimensione del tempo è andata in frantumi, non possiamo vivere o pensare se non spezzoni di tempo che s’allontanano ognuno lungo una sua traiettoria e subito spariscono. La continuità del tempo possiamo ritrovarla solo nei romanzi di quell’epoca in cui il tempo non appariva più come fermo e non ancora come esploso, un’epoca che è durata su per giù cent’anni, e poi basta.

Italo Calvino, Se una notte di inverno un viaggiatore, Milano, Mondadori, 2006

Italo Calvino non aveva certo torto, c’è da domandarsi se questa sua riflessione possa essere applicata anche ad una forma d’arte diversa dalla scrittura. Si può dire che i lungometraggi oggi forse sono un controsenso?

In alcuni casi lo sono decisamente, ormai è evidente, siamo bombardati da immagini costantemente, come perennemente partecipi di una lunga serie di interminabili fenomeni allucinatori collettivi.

La scelta di affidare ad un cortometraggio il racconto di “Sopra Elevata“ risulta pertanto piuttosto felice. Emanuela Liverani scrive e dirige con ritmo sciolto e in poco più di cinque minuti la sopraelevata sulla Prenestina romana si anima e acquista calore umano e femminile.

La voce di Georgia Lepore interpreta i “pensieri” di bulloni, cemento armato e asfalto. A tratti la Sopra Elevata si riveste di un’aura mitica o marziana perché è diventata proiezione di angosce tutte umane, e allora quanto mai opportuna appare la scelta musicale del cristallino “Messiah, Part 1, n°18 – Rejoice Greatly, O Daughter of Zion (Soprano)” di Handel e l’audio “Apollo 13 – Problem” della NASA Audio Collection.

Le riprese e il montaggio di Federico Greco concorrono a rendere fluido il racconto e gli scorci, i dettagli vengono colti in una statica espressività con tale fermezza da essere già di per sé racconto emotivo dell’infrastruttura.

Ottimo il dosaggio dei suoni, il senso di abbandono fonda la sua eco sui clacson di un motorino o di un’automobile che sfreccia e i quadri di Sabrina Ortolani aggiungono una venatura pop a questo dramma interiore metropolitano.

Oltre ad essere profondamente rappresentativo di una società fondata sul cemento, il cortometraggio si rivolge direttamente al pubblico perché questa sopraelevata che “serve” gli automobilisti come “una prostituta” è un oggetto urbanistico ingombrante e la collettività ne avverte il disagio.

Emanuela Liverani pone l’accento sulla spinosa questione della gestione dello spazio urbano, sulla necessità dell’uomo di avere sempre una connessione fisica con il mondo che lo circonda e al tempo stesso con la difficoltà di resistere al consesso cittadino. Anche l’uomo vorrebbe fuggire dalla prigione della città così come la Sopra Elevata vorrebbe allontanarsi dai destini e dalle processioni di automobilisti che la attraversano.

“Sopra Elevata” ha vinto numerosi riconoscimenti: nel 2014 è Best Short Film al Ricomincio da Cinque di Roma, e dal 27 novembre al 17 dicembre 2014 è stato in programmazione al Nuovo Cinema Aquila di Roma in testa a “Trash” di S. Daldr, ha partecipato al “Budapesti Építészeti Filmnapok / 7th Budapest Architecture Film Days” (marzo 2015) ed è stato premiato al VIII A Corto di Donne International Film Festival di Pozzuoli (NA) come Best Experimental Film e Best Experimental Film Young Jury (21 giugno 2015).

ARTICOLO* DI IRENE GIANESELLI

*Quest’articolo è stato pubblicato in una prima versione su Oubliette Magazine il 21 aprile 2016.

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