Cinemà, Irene Gianeselli, Polytropon

Inaugurata la Mostra Mario Monicelli: 90 scatti da una vita anticonformista e immortale

È Felice Laudadio, ideatore e direttore del Bif&st, ad inaugurare la mostra Mario Monicelli allestita nella sala del Teatro Margherita di Bari, a cura di Angela Bianca Saponari. Un intervento informale, un saluto ai primi visitatori dei pannelli neri che accolgono scatti d’archivio, per lo più in bianco e nero, della Cineteca nazionale del Centro sperimentale di cinematografia. Una chiacchierata senza microfono, con mascherina antiCovid19 alla mano, per ricordare il regista romano che ha benedetto l’Edizione zero del Festival nel 2009: con una battuta delle sue, di inconfondibile humor, sottolineò il fatto che ancora in vita potesse vantare l’esistenza di un Premio a lui intitolato e dedicato. Era già successo con Fellini, spiega Laudadio, con il quale si giocò inventando una finta querelle, come nei tempi de La dolce vita: l’invenzione dello scandalo è prerogativa del Cinema anticonformista, brutto, sporco e cattivo della Roma animata da soliti ignoti e compagni.

E Laudadio ricorda proprio il Mario Monicelli anticonformista e anticipatore – nella vita come nei film – di tematiche complesse da accettare e discutere, quel Monicelli che ha scelto di tagliare la corda, come si dice, saltando da una finestra verso la morte pur di non farsi acciuffare dal deperimento psico-fisico di un cancro a novantacinque anni. E in quei novantacinque anni, ripercorsi cronologicamente dalle 90 gigantografie, Monicelli ha lasciato un segno profondo nella Storia del Cinema, un segno che racconterà l’edizione di Bianco&Nero, pronta già prima della pandemia ma che sarà presentata il prossimo 25 agosto, sempre nell’ambito del Festival.

Un Festival tanto atteso si apre, come sempre, con una cura della memoria e sta tutto in uno scatto che ritrae il giovane regista fisicamente proteso sulla macchina da presa. Quell’immagine fa venire voglia di dare ragione proprio al Monicelli un po’ burbero, definitivo e (piacevolmente) urticante che come epigrafe sulla propria tomba suggeriva all’ultima compagna (l’artista RAP Chiara Rapaccini) di scrivere che, in effetti, «muoiono solo gli stronzi». Gli uomini liberi non muoiono mai.

ARTICOLO E FOTO © DI IRENE GIANESELLI

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